SCRIVERE

LA MENTE UMANA, LA CRESCITA INTERIORE E COME SCRIVERE UN ROMANZO
di Viktor Paciuko

La mente umana è molto associativa e, quindi, non resterà mai senza connessioni per legare in un disegno dotato di senso, i singoli puntini del mondo.
Faccio un esempio. Rivedo il (divertentissimo) film “L’uomo che ipnotizza le capre” (con Ewan McGregor, George Clooney, Jeff Bridges e Kevin Spacey) e in una scena sembra si citi il rapimento del generale Dozier avvenuto in Italia il 17 dicembre 1981.
Nel film, si afferma che fu il gruppo “di Clooney”, un corpo militare dotato di poteri paranormali, come la psicometria, cioè la visione a distanza, ad aver scoperto il covo delle brigate rosse, e a consentire la liberazione del generale con un’azione delle forze speciali.

Mi viene in mente la storia della seduta spiritica in cui, durante il rapimento Moro, uno “spirito” nominò la via di Roma in cui era tenuto prigioniero e, quindi, la susseguente ricerca del corpo in un lago ghiacciato, il lago della Duchessa (Rieti) piuttosto che andare al covo delle BR (via Gradoli a Roma) , scoperto troppo tardi.

Si legge su wikipedia: “I commensali raccontarono agli inquirenti che nel corso della seduta spiritica, iniziata per gioco, alla domanda dov’è tenuto prigioniero Aldo Moro?, il piattino utilizzato avrebbe composto varie parole: prima alcune senza senso, poi Viterbo, Bolsena e Gradoli. Aldo Moro, rapito 17 giorni prima, il 16 marzo 1978, era al momento tenuto prigioniero dalle Brigate Rosse. Il professor Prodi, in seguito alla seduta, si recò a Roma il 4 aprile, e raccontò dell’indicazione al proprio conoscente Umberto Cavina, capo ufficio stampa dell’on. Benigno Zaccagnini. “ (cfr. http://it.wikipedia.org/wiki/Romano_Prodi )

Quando ho scritto Facciascancellata, a livello inconscio, ambientando una “sequenza” presso il lago di Bolsena, mi chiedo se non c’entrasse qualcosa, invece, il lago della Duchessa.

Si legge su wikipedia, a tal proposito: “I media lo resero noto per un falso
comunicato di depistaggio (il falso comunicato n° 7) delle BR del 1978 nel caso del sequestro di Aldo Moro. Il falso messaggio venne ideato da Claudio Vitalone, magistrato della Procura di Roma e realizzato dal falsario d’arte Tony Chichiarelli, legato alla Banda della Magliana che porta la Polizia sulla falsa pista di cercare il cadavere di Moro nel lago. Nello stesso giorno è scoperto il covo brigatista di via Gradoli, 96 a Roma”. (cfr. http://it.wikipedia.org/wiki/Lago_della_Duchessa )
La realtà è decisamente più fantasiosa dell’immaginazione di uno scrittore, e non possiamo ignorarla, mentre architettiamo le nostre trame romanzesche!

Mi sono sempre chiesto quale, fra i partecipanti alla seduta spiritica, fosse un massone o un agente segreto (o entrambe le cose!). E’ la prova provata che Moro, se anche fu rapito non per una cospirazione della CIA o del KGB, chi sapeva dove fosse tenuto prigioniero, decise di farlo morire.

Tornando al film, si cita “Dolce” come località in cui era tenuto prigioniero un generale statunitense rapito dalle BR, verifico. Invece, Dozier, fu liberato a Padova. Mi chiedo se non c’entri la passione di Clooney per l’Italia. Il film è del 2009.

Ma la ricerca non è priva di suggestioni. Si capisce così il senso imprevisto, borgesiano, dei motori di ricerca al di là della loro funzione pratica. Trovo per l’accoppiata “dozier+dolce” molti riferimenti casuali antecedenti al 2009.
Se aggiungo il titolo “L’uomo che ipnotizza le capre”, scopro un’altra miriade di riferimenti online antecedenti al film che citano, contemporaneamente, capre, dolci, ipnosi!

Posso anche portare una testimonianza personalissima: ieri stavo facendo dei conti, li ho mostrati a qualcuno, ha detto 83, e un istante dopo la TV accesa ha detto 83.

Dove vado a parare con questo discorso?
Intendo dire che la stessa capacità associativa umana, che ci fa essere tutti dalla parte del logos e delle possibilità intrinseche del “linguaggio naturale”, è anche alla base della creazione di una storia, con la sua trama, le sue possibilità di sviluppo narrativo.

In fondo, è come se aveste sempre una parola sulla punta della lingua, che inizia, per esempio, con la lettera “C”. Che fate per ritrovarla? Solitamente, come per le cose perdute, si ritrova appena si rinuncia alla ricerca (fossero anche gli occhiali sul naso!).
Ma potreste aggiungere una vocale alla “C”, e andare per tentativi: “CA”, “CE”, “CI”, “CO” e “CU”. A questo punto, escludete forse “CU” (non era sardo, né portoghese… né una “parolaccia”!).
Ci sono ancora i suoni “KA”, “CE”, “CI” e “KO”. Vi sembra di ricordare che la parola non avesse un suono duro, quindi eliminate anche “KA” e “KO”. Non era una parola straniera, quindi non iniziava tipo “Cho”, cioè non è spagnolo, non era una località andina, non si pronunciava, cioè, “CIO”.

Restano “CE” e “CI”: una biforcazione.
Che scegliete?
Decidete il vostro destino, ne va della vostra vita, come nel film, in cui dopo aver scelto fra le due strade possibili, Clooney e McGregor saltano con l’auto su una mina in Iraq. Sembra una macchinina giocattolo e loro si fanno solo un po’ di bua. Capisco, così, che ho sospeso l’incredulità… non dico che la scena è inverosimile!

Ok, forse ci siamo!
La parola incominciava per un suono che sembra, sinesteticamente, meno giallo di un limone, non era “CI”, forse era un po’ rosa, femminile, “CE”! (Naturalmente, si tratta della mia personalissima sinestesia – in cui la “E” è rosa! -: ma ognuno ha la sua!).

Il lavoro non è terminato, ci serve una consonante da aggiungere a “CE”, dato che nella lingua italiana è probabile che, ad una vocale, segua una consonante.
Immaginate come deve suonare l’italiano agli anglofoni: come il rumeno?
Ai napoletani, lo spagnolo, non a caso, suona simile alla propria lingua (non dialetto, ma lingua, come riconosciuto dall’UNESCO), e così pure la “sguaiata” pronuncia portoghese (o brasiliana). Gli stessi napoletani che dicono “buatta” (boite, barattolo), butteglia (bouteille, bottiglia), spesso ignorano la derivazione di tali parole dalla dominazione francese.

Così ricominciamo con la ricerca della terza lettera della parola che abbiamo sulla punta della lingua, ma non riusciamo a ricordare: “CEB”, “CEC”, “CED”, “CEF”, “CEG”… E così di seguito. In fondo, stiamo solo cercando di salvarci la vita, cioè, di non farci venire un ictus pensando troppo intensamente alla parola che ci manca!

Nuovamente, eliminiamo le “radici” che ci sembrano più improbabili, e continuiamo. Dopo un po’, o riconosceremo la parola che cercavamo, oppure è stato solo un bel gioco di combinazioni e permutazioni!
Se giungiamo alla quarta lettera della parola è probabile che le possibilità si restringano decisamente. Infatti, quante parole, per esempio, iniziano con “CEGH” ?

Morale della favola sul piano del “pensiero laterale”: la vita si svolge nel caos, ma non è inutile provare a cercare una soluzione ai problemi.

Tutto questo per dire che, anche nell’ambito culturale il discorso non è infinito, ma incanalato da un insieme di regole organiche, implicite, strutturali e/o funzionali (dipende da quale schema esplicativo vogliamo calare sui puntini per veder emergere il disegno).

Come umani siamo nel discorso, con il linguaggio: senza non si potrebbe articolare e specificare alcunché. Sarebbero pure emozioni. Saremmo un po’ più animali, inclusi i grugniti.

Insomma, prima che il film “L’uomo che ipnotizza le capre” fosse fatto, già esistevano delle pagine in rete che contenevano nel loro discorso “Dozier” (un tizio di Gerusalemme), “capra” (il noto detto, pronunciato da Di Pietro), una serie infinita di ricette per “Dolci”, “capra” (detto da Sgarbi) e “ipnosi” (con riferimenti anche ai politici che ipnotizzano con le promesse).

La cosa sorprendente è che ogni discorso in rete aveva un tema differente, pur raccogliendo in sé tutte e le parole elencate.
Non è il dono della profezia, nei termini di probabilità ed indicizzazione dell’algoritmo di google.

E’ un aspetto universale della condizione umana, che ci fa intendere ancor oggi l’Iliade e l’Odissea, anche se 3.000 anni fa in Grecia credevano fosse il cuore a pensare, che gli arti decidessero motu proprio ad agire in battaglia, e che gli dei interferissero nelle umane azioni, sino ad assumerne le fattezze, o a generare sentimenti improvvisi.

Torniamo alla nostra passione: scrivere.
Quando elaboriamo una storia e la architettiamo come trama, questi meccanismi associativi della mente e della cultura umana, sono onnipresenti. Possiamo riconoscerli ed usarli scientemente.

Se fate un lapsus è la vostra mente inconscia che vi svela cosa siete disposti a recepire in quel dato momento.

Non è un caso se certi titoli di notizie diventano grotteschi o comici se, inavvertitamente, sono letti male: è perché ci aspettiamo qualcosa in particolare.

Capita anche quando si vede un UFO (senza, per questo, escludere l’esistenza degli alieni!), o accade un fenomeno inspiegabile (per esempio a Canneto, in provincia di Messina), o qualcun altro è miracolato. Vediamo quello che ci aspettiamo di vedere. Forse dovremmo anche chiederci perché, e cercare di capire come stiamo vivendo quell’istante. La mente ci consente con la riflessioni istanti… all’ennesima!

E’ sempre la stessa narrazione universale all’opera.

Tutte queste possibilità possiamo ignorarle oppure includerle nella nostra storia, anche nei sentieri della metafora e del simbolismo?

Un buon romanzo ha un aspetto ludico (suspense) e uno informativo (nozioni nuove), espressi al posto giusto al momento giusto, con il tono dell’autenticità.
L’aspetto ludico intrattiene, le notizie su cose che non si conoscono bene appagano il desiderio di conoscenza (o di semplice curiosità), e il tono di autenticità spinge all’immedesimazione e, quindi, rende più universale la storia.
Se si parla di aspetti della condizione umana con autenticità, il che, si badi, non è dire “sincerità” o “spontaneità”, ma anzi, il massimo della “finzione”, si finisce per scrivere un “evergreen”, un “cult”. Un buon romanzo, insomma.

A che serve? Se ci fate dei soldi, anche a questo. Se invece rimane una vostra esclusiva esperienza, sicuramente sarete diventati un po’ più… quello che siete. Il fine reale della scrittura e della lettura è la crescita interiore.

Un buon “compito a casa” potrebbe essere quello di prendere le due citazioni da wikipedia in quest’articolo, e ideare un racconto che sveli la storia degli italiani, nascosta agli italiani…

Si potrebbe fare anche sul cosiddetto accordo “mafia-stato”.
Potreste ideare un personaggio ricalcato su Pier Paolo Pasolini.
L’anticonformismo del pensiero serve a capire… qual è la vera storia!
Nel video della rai proposto all’inizio, c’è un “messaggio subliminale”: la sua musica è tratta dalla colonna sonora del film “La vittima designata”.

(c) Viktor Paciuko

facciascancellata copertina_01062014b(Clicca sul link https://www.facebook.com/pages/Facciascancellata/683086441754848?fref=ts e poi su “mi piace”.)

Tratto da “Facciascancellata” – (c) Viktor Paciuko (costo: 2,69 €)

http://www.amazon.it/gp/product/B00ICLJUQO?*Version*=1&*entries*=0

Chi volesse prenotare la copia cartacea (costo: 16 €) può farlo scrivendo a facciascancellata@libero.it

Una risposta a SCRIVERE

  1. Jessica Servidio ha detto:

    Associativa anche con lo scrivere appunto: idee che arrivano come una brezza di vento, un appunto per non perderle, una luce che passa e se ne va; e appena si ha tempo per renderle parole diventano una cosa fluida, unica, essenziale.

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